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Team internazionale scopre che i Neanderthal curavano i denti 59mila anni fa. Il prof. Gregorio Oxilia, Associato di anatomia umana alla LUM, intervistato dalla CNN

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Il prof. Gregorio Oxilia, professore associato di anatomia umana presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università LUM GiuseppeDegennaro, è stato intervistato dalla CNN in merito alla scoperta di un team internazionale che ha svelato una procedura sorprendente che gli esseri umani preistorici potrebbero aver utilizzato per curare una carie 59.000 anni fa.

Il prof. Oxilia, che non ha fatto parte del team ma in precedenza ha studiato le tecniche di raschiamento utilizzate per trattare le lesioni cariose in un individuo di Homo Sapiens di circa 14.000 anni fa, ha affermato che “Questa scoperta rappresenta una vera e propria pietra miliare sia per l’antropologia che per l’odontoiatria evoluzionistica, perché documenta la transizione cruciale dall’automedicazione istintiva, che osserviamo anche nei primati non umani, a una strategia medica realmente intenzionale e deliberata”.

La ricerca è stata condotta nella grotta di Chagryskaya, nell’attuale Russia, situata sui monti Altai nella Siberia sudoccidentale, dove i ricercatori hanno rinvenuto un molare inferiore di un Neanderthal adulto risalente a un periodo compreso fra 49mila e 70mila anni fa. Gli scienziati hanno notato dei graffi sul dente intorno al foro prodotto dalla carie, che suggerisce una manipolazione tramite uno strumento di qualche tipo. Questa prova indica il più antico caso conosciuto di intervento sulla cavità dentale nella storia evolutiva umana.

“Ciò che mi ha stupito è stata la capacità intuitiva con cui la persona a cui apparteneva questo dente ha capito esattamente da dove proveniva il dolore e si è resa conto che la sua fonte poteva essere eliminata”, ha affermato Alisa Zubova, autrice principale dello studio e ricercatrice senior presso il Museo di Antropologia ed Etnografia Pietro il Grande dell’Accademia Russa delle Scienze di San Pietroburgo. “Non ci eravamo mai imbattuti in nulla di simile prima d’ora, né tra i Neanderthal né tra gli esseri umani moderni di epoche molto successive.”

Questi risultati si aggiungono a un crescente numero di prove che dimostrano come i Neanderthal, i nostri parenti umani estinti più prossimi, fossero cognitivamente e psicologicamente più simili agli esseri umani moderni di quanto si pensasse in precedenza, anziché essere i rozzi e semplici uomini delle caverne descritti dagli stereotipi del passato.

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