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Ingegnere gestionale: cosa fa, stipendio e come diventarlo nel 2023 

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Chi è l’ingegnere gestionale e di cosa si occupa

L’ingegnere gestionale è una figura professionale oggi molto conosciuta e apprezzata sul mercato del lavoro e rappresenta una risposta concreta alle trasformazioni organizzative dell’impresa moderna, sempre più avviata verso la globalità e l’integrazione. L’ingegnere gestionale è un professionista dotato di un ampio bagaglio di conoscenze metodologiche, economiche, organizzative, in grado di analizzare, progettare e organizzare i processi complessi di un’impresa. In altre parole, è uno specialista nella gestione delle criticità che caratterizzano oggi il mondo della produzione di beni e servizi.

Nella pratica, questi è in grado di applicare le proprie conoscenze in tutte quelle attività in cui tecnologia e innovazione svolgono un ruolo chiave per sviluppare al massimo l’efficienza di un’azienda e le sue opportunità di business.

Dove lavora un ingegnere gestionale?

Gli ingegneri gestionali possono lavorare praticamente ovunque, in qualsiasi ambito o settore. Le competenze multidisciplinari in loro possesso ne fanno una figura professionale versatile che può svolgere le proprie mansioni sia come dipendente interno in imprese, multinazionali, enti pubblici e organizzazioni, sia come un libero professionista. L’ambito del management industriale resta uno dei più diffusi, ma sono numerosi i laureati in ingegneria gestionale che operano anche in settori quali:

  • industry 4.0;
  • industria manifatturiera;
  • mobilità e logistica;
  • metalmeccanica e meccanica di precisione;
  • food industry;
  • energia;
  • digital marketing;
  • informatica, telecomunicazioni e big data;
  • grande distribuzione e GDO;
  • finanza e assicurazioni.

10 mansioni di un ingegnere gestionale che probabilmente non conoscevi

In cosa si distingue l’ingegnere gestionale dalle altre professioni dell’ingegneria? A seconda del settore, del contesto aziendale e della seniority, questi si occupa di attività di tipo strategico, tattico, operativo, svolgendo diversi ruoli trasversali nell’analisi sistemica dell’ambiente in cui opera. Vediamoli più nel dettaglio:

  1. studia i rapporti che intercorrono tra le diverse risorse dell’azienda, come il personale, i dispositivi tecnologici e il know-how, per ottimizzare l’organizzazione aziendale;
  2. progetta le peculiarità funzionali dei grandi sistemi industriali, tecnologici, logistici e informatici, cercando di renderli flessibili e automatizzati;
  3. gestisce le risorse umane, assicurando una corretta delegazione delle mansioni e la divisione dei carichi di lavoro;
  4. effettua analisi di costi e benefici dettagliate, per valutare al meglio le performance e stabilire il budgeting per gli interventi da effettuare;
  5. stimola, ispira e attua i processi di change management, orientando le aziende verso la trasformazione digitale e la ristrutturazione tecnologica;
  6. gestisce il controllo di gestione e le attività di configurazione del processo produttivo o di un prodotto, ottimizzando tempi e costi e occupandosi del quality management;
  7. analizza la struttura organizzativa dell’azienda e ottimizza il processo decisionale, assicurandosi che sia efficace e finalizzato all’obiettivo condiviso;
  8. standardizza i processi di comunicazione interna e di reporting, stimola il monitoraggio delle performance e l’adozione di sistemi di valutazione;
  9. gestisce il rischio di impresa, cercando di identificarlo, valutarlo, prevenirlo e correggerlo con veri e propri risk assessment;
  10. orienta la gestione a lungo termine, con interventi di valutazione in relazione fra loro e costanti durante l’intero ciclo del sistema analizzato.

Come si diventa ingegnere gestionale?

Conseguire una laurea in ingegneria gestionale rappresenta il percorso per eccellenza per ambire a svolgere questa professione. Scegliere una formazione universitaria consente di acquisire l’ampio bagaglio di competenze imprescindibili per una carriera di successo, cogliendo l’opportunità di apprendere da professionisti già affermati e la certezza di fregiarsi di un titolo di studio ufficialmente riconosciuto dalle aziende.

Allo stesso modo, una tappa obbligatoria per diventare ingegnere gestionale è il conseguimento dell’abilitazione professionale, che avviene formalmente con l’iscrizione all’Albo professionale del Consiglio Nazionale degli Ingegneri. Iscriversi all’Ordine degli Ingegneri offre la preziosa opportunità di coltivare relazioni professionali di valore, importanti per la propria crescita, e di responsabilizzarsi nell’esercizio della propria professione.

Hard skills vs soft skills: le competenze più richieste

Nella figura dell’ingegnere gestionale l’accentuata mentalità ingegneristica incontra un’indiscussa propensione alle strategie di business e al management. Le competenze multidisciplinari di cui questi deve disporre ruotano intorno alla conoscenza approfondita dell’analisi matematica e statistica, del calcolo delle probabilità, della contabilità e finanza aziendale, ma anche dell’impiantistica, delle scienze dell’automazione e delle tecnologie industriali. Alcuni esempi di soft skill di un ingegnere gestionale? Ecco nel dettaglio le abilità più richieste:

  • budgeting;
  • decision making;
  • teamworking;
  • time management;
  • project management;
  • competenze organizzative;
  • competenze analitiche;
  • problem solving;
  • mindset orientato all’innovazione tecnologica;
  • focus e orientamento al risultato.

Per quanto riguarda le hard skill di un ingegnere gestionale, è doveroso sottolineare che il suo lavoro prettamente legato ad attività di calcolo, analisi, simulazioni e modellistica computazionale richiede anche forti competenze informatiche. All’interno della propria formazione rappresenta, quindi, un vantaggio competitivo sugli altri laureati sapere utilizzare strumenti quali:

  • software gestionali ERP (Enterprise Resource Planning);
  • software gestionale SAP;
  • programmi di simulazione come i software DES (Discrete Event Simulation);
  • programmi di prototipazione (Axure, Adobe XD);
  • linguaggi di programmazione (Java, SQL, C++ o Javascript).
  • CAD, CAM e CAE (Computer-Aided Engineering).

Ingegnere gestionale: stipendio in Italia nel 2023

Quanto si guadagna come ingegnere gestionale? Lo stipendio medio nazionale per questa professione è di 36.850 € lordi all’anno (circa 1.900 € netti mensili). Tale RAL è superiore alla retribuzione mensile media in Italia e può variare in base al settore di riferimento, all’ambito di specializzazione e agli anni di esperienza:

  • entry level (0-3 anni): fino a 27.500 € lordi all’anno;
  • ingegnere gestionale dopo 5 anni (metà carriera): fino a 39.500 €;
  • ingegnere gestionale dopo 10 anni (senior): fino a 72.400 €.

Una laurea in ingegneria gestionale può, infine, aprire le porte del top management di un’azienda, arrivando a svolgere anche importanti ruoli dirigenziali. In tal caso i guadagni possono aumentare sensibilmente e raggiungere cifre oltre i 90.000 €!

L’innovativo corso di laurea in ingegneria gestionale LUM

Sogni una carriera di prestigio nell’ambito ingegneristico? Il nuovo corso di laurea triennale in ingegneria gestionale proposto dall’Università LUM si propone l’obiettivo di formare gli ingegneri gestionali del futuro con elevate competenze economiche, manageriali e giuridiche. Il tutto attraverso metodologie didattiche all’avanguardia orientate all’action learning e all’apprendimento dai migliori professionisti del settore.

Peculiarità esclusiva del percorso di studi, innovativo in Italia, è il forte orientamento verso il Digital Management: scegliendo LUM potrai, infatti, apprendere la gestione e la trasformazione dei processi dell’impresa in chiave organizzativo-tecnologica e cogliere le infinite opportunità di business offerte dalla digital transformation.

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Cosa si studia in un corso di ingegneria gestionale?

Il piano di studi previsto dalla laurea triennale in ingegneria gestionale offre ai laureandi una preparazione multidisciplinare del tutto unica nel mondo della formazione universitaria, strutturata sulle discipline più pertinenti con le esigenze delle aziende. Ecco le principali materie che caratterizzano il nostro percorso formativo:

  • analisi matematica;
  • project management;
  • ingegneria d’impresa;
  • statistica e data analysis;
  • gestione della qualità e controllo dei processi aziendali;
  • automazione industriale e robotica;
  • supply chain management;
  • ingegneria della sicurezza dei dati;
  • machine learning e artificial intelligence;
  • laboratorio di big data;
  • lean production;
  • digital innovation management;
  • diritto digitale.

Il percorso di laurea si completa con un modulo di lingua inglese e dei laboratori di scrittura professionale rivolti a migliorare le capacità comunicative dei laureandi, in conformità con gli obiettivi formativi qualificanti della Classe L-9 Ingegneria Industriale.

Ingegneria gestionale: sbocchi lavorativi per la tua carriera

Una laurea in ingegneria gestionale spalanca le porte delle professioni del futuro più redditizie che saremo chiamati a svolgere nei prossimi anni. I settori in cui è possibile affermarsi professionalmente sono molteplici, e prestigiosi sono gli sbocchi occupazionali di un laureato in ingegneria gestionale:

  • Innovation Manager;
  • Big Data Specialist;
  • Project Manager;
  • Supply Chain Manager;
  • IT Consultant;
  • Salesforce Analyst e Consultant;
  • Marketing Specialist;
  • Operations Manager
  • Business Analyst;
  • Manager della Transizione Digitale;
  • Business Intelligence Analyst;
  • Cyber Security Manager;
  • System Integrator;
  • Addetto al Controllo Qualità.

Perché studiare ingegneria gestionale è un investimento sul futuro

Il mercato del lavoro odierno è sempre più alla ricerca di profili professionali dinamici e flessibili, dalla forma-mentis analitica e che sappiano spendersi a 360 gradi in più settori e in più ruoli. Le imprese prediligono gli ingegneri gestionali perché oltre alle competenze economiche, dispongono di capacità modellistico-quantitative e matematiche nell’approccio all’analisi sistemica dell’azienda, fondamentali per orientare i processi di decision making. Il tutto, in una sola figura!

Studiare ingegneria gestionale significa, inoltre, scegliere una delle lauree più richieste dalle aziende e poter ambire a un lavoro che garantisce uno stipendio medio ben oltre la media nazionale.

Gli ingegneri sono fra le figure più ricercate entro il 2025

Un altro punto a favore? Secondo uno studio di Unioncamere sul fabbisogno di laureati nel 2021-2025, il sistema economico del futuro necessiterà annualmente di circa 35mila unità specializzate in indirizzi di ingegneria. L’elevata appetibilità di una triennale in ingegneria gestionale deriva dal fatto che uno degli ingegneri più richiesti sul mercato sia proprio quello che opera in questo specifico ambito. Non è un caso che il tasso di occupazione post laurea degli studenti di tale area si attesti intorno al 96%.

4 curiosità sulla storia dell’ingegneria gestionale

La storia dell’ingegneria gestionale gode di dinamiche particolarmente recenti e le origini in Italia di questa moderna disciplina risalgono alla fine degli anni Settanta. Ricostruirne lo sviluppo significa ripercorrere le evoluzioni dell’impresa moderna e intraprendere un intrigante viaggio ricco di curiosità. Scopriamole insieme:

  1. Il primo corso di laurea gestionale è nato negli Stati Uniti intorno al primo decennio del XX secolo, con il nome di Industrial Engineering. Aveva lo scopo di creare i primi professionisti nell’industria dei prodotti;
  2. Già a fine Ottocento, con la nascita delle prime industrie complesse di massa, si riteneva che un ingegnere attivo in un contesto industriale non potesse essere privo di fondamenta di economia e di gestione aziendale;
  3. Successivamente, furono la Seconda Guerra Mondiale e le esigenze dell’apparato militare statunitense a riporre al centro il substrato tecnologico industriale e a delineare un nuovo apparato teoretico dell’ingegneria, poi ereditato in tutta Europa;
  4. Nel nostro Paese gli adeguamenti e le innovazioni dell’apparato produttivo delle imprese avvennero durante gli anni del miracolo economico. Fu solo allora che emerse l’esigenza di modificare il processo di formazione degli ingegneri, per consentire loro di gestire i livelli crescenti di automazione e innovazione tecnologica con competenze specialistiche e allo stesso tempo multidisciplinari.

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