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La transizione demografica sta modificando profondamente i sistemi educativi, il mercato del lavoro e gli equilibri socio-economici. Diventa quindi necessario ripensare le politiche di istruzione e formazione lungo tutto l’arco della vita.
Su questi temi il prof. Francesco Manfredi ha partecipato a Parigi al kick off di una ricerca internazionale ospitata nella sede dell’OCSE. Manfredi è Direttore del Dipartimento di Management, Finanza e Tecnologia dell’Università LUM “Giuseppe Degennaro” e Presidente di INDIRE.
L’incontro ha riunito ricercatori di OCSE, UNESCO e INDIRE e rappresentanti dei Ministeri francesi della Pubblica Istruzione e del Lavoro. Al centro del confronto, gli effetti dei cambiamenti demografici sui sistemi educativi e socio-economici e le possibili risposte delle politiche pubbliche.
Manfredi è stato nominato Presidente di INDIRE con decreto del Ministro dell’Istruzione e del Merito del 26 febbraio 2025. Alla LUM è attualmente Direttore del Dipartimento di Management, Finanza e Tecnologia.
Riduzione della natalità, invecchiamento della popolazione, nuovi flussi migratori e trasformazioni del mercato del lavoro stanno modificando la composizione delle società. Cambiano, di conseguenza, anche i bisogni ai quali i sistemi educativi devono rispondere.
Il cambiamento non riguarda soltanto il numero degli studenti nelle scuole. Coinvolge anche la distribuzione delle risorse e l’organizzazione della rete educativa. Incide inoltre sulle competenze richieste ai lavoratori, sulla formazione degli adulti e sul rapporto tra istruzione e sviluppo dei territori.
L’OCSE ha dedicato specifiche analisi proprio all’impatto dei cambiamenti demografici sull’istruzione. Un policy paper del 2024 evidenzia la prevista diminuzione della popolazione tra i 5 e i 14 anni in molti Paesi nel prossimo decennio. Il tema pone la necessità di conciliare qualità dell’offerta educativa, accessibilità e uso efficiente delle risorse.
È all’interno di questo scenario che si colloca la ricerca internazionale avviata a Parigi.
Durante i lavori, il prof. Manfredi ha richiamato la necessità di sviluppare politiche pubbliche capaci di accompagnare veri processi di innovazione organizzativa, gestionale e didattica.
L’obiettivo è intervenire sull’intero sistema di istruzione e formazione. Il percorso parte dai servizi educativi per la fascia 0-6 anni e prosegue attraverso scuola e università. Comprende anche la formazione professionale e la formazione continua degli adulti.
Una trasformazione che deve però essere sostenibile anche dal punto di vista economico.
La questione posta dalla transizione demografica non consiste semplicemente nell’adattare le strutture esistenti a una popolazione diversa. Occorre utilizzare meglio competenze, infrastrutture e risorse. Allo stesso tempo, bisogna costruire servizi educativi capaci di rispondere a esigenze che cambiano nel corso della vita.
Uno dei passaggi centrali emersi riguarda la necessità di superare una logica basata esclusivamente su singole sperimentazioni.
Scuole, università, enti di ricerca e territori producono già numerose esperienze innovative. La sfida è trasformare le pratiche che dimostrano di funzionare in modelli sistemici, replicabili e integrabili all’interno delle politiche pubbliche.
Non basta quindi introdurre nuove tecnologie o modificare un singolo metodo didattico. L’innovazione deve riguardare contemporaneamente organizzazione, gestione, didattica e rapporto tra istituzioni.
È un approccio coerente con il lavoro di INDIRE, l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa. L’Istituto è impegnato nello studio e nella sperimentazione di modelli per l’innovazione della scuola italiana.
La ricerca avviata presso l’OCSE affronta la transizione demografica anche da una prospettiva socio-economica.
Il progressivo cambiamento della struttura della popolazione rende sempre meno efficace considerare istruzione, politiche del lavoro e welfare come ambiti separati.
La prospettiva delineata dal prof. Manfredi punta a una maggiore integrazione tra formazione e istruzione. Questi sistemi dovranno dialogare sempre più con le politiche per l’occupazione, il welfare e le strategie di sviluppo economico dei territori.
Le competenze richieste durante la vita professionale cambiano rapidamente. L’Education Policy Outlook 2025 dell’OCSE considera l’apprendimento permanente una priorità strategica. Il contesto è caratterizzato da trasformazioni demografiche, digitalizzazione e percorsi professionali sempre meno lineari.
In questo scenario assume un peso crescente il lifelong learning. Significa poter continuare ad apprendere e aggiornare le proprie competenze durante l’intero arco della vita.
La formazione non può più essere interpretata esclusivamente come una fase che precede l’ingresso nel mondo del lavoro.
Carriere più lunghe, innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e trasformazione delle professioni rendono necessario poter acquisire nuove conoscenze anche in età adulta.
L’OCSE rileva che la partecipazione alla formazione tende a diminuire nelle fasce di età più avanzate. Tra gli adulti di 55-65 anni dei Paesi analizzati, circa il 26% dichiara di aver partecipato nell’ultimo anno ad attività formative legate al lavoro. La quota sale al 51% tra gli adulti nelle prime fasi della carriera.
Il dato evidenzia uno dei nodi che le politiche di formazione continua saranno chiamate ad affrontare.
Il prof. Francesco Manfredi ha preso parte al confronto internazionale dell’OCSE in un ambito strettamente legato alle attività di ricerca della LUM. L’Università LUM “Giuseppe Degennaro” sviluppa infatti un costante dialogo istituzionale sui temi del management, dell’innovazione e delle trasformazioni economiche e sociali.
Il Dipartimento di Management, Finanza e Tecnologia è diretto dal prof. Manfredi. La sua attività didattica e scientifica pone particolare attenzione ai processi di innovazione e al rapporto tra formazione accademica, imprese e professioni.
Il confronto avviato a Parigi evidenzia soprattutto una prospettiva: davanti a trasformazioni demografiche di carattere strutturale non sono sufficienti risposte isolate.
Servono modelli capaci di mettere in relazione istruzione, formazione, lavoro, welfare e sviluppo territoriale, accompagnando persone e organizzazioni durante le diverse fasi della vita.
La transizione demografica rappresenta quindi non soltanto una sfida quantitativa per i sistemi educativi. È anche un’opportunità per ripensarne struttura, funzioni e connessioni con la società.
Il lavoro internazionale avviato presso l’OCSE punta a comprendere questi cambiamenti. L’obiettivo è individuare strumenti capaci di trasformare sperimentazioni e buone pratiche in politiche sostenibili e strutturali.
Ricerca, università e istituzioni sono quindi chiamate a collaborare. La sfida è costruire sistemi educativi capaci di accompagnare il cambiamento, anziché limitarsi a reagire ai suoi effetti.
Scopri le attività del Dipartimento di Management, Finanza e Tecnologia dell’Università LUM. Approfondisci i percorsi di formazione e ricerca dedicati alle trasformazioni economiche, manageriali e sociali.