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“Etica e profitto: l’esperienza Tersan”, un articolo degli studenti Fernando Cazzato e Andrea Chiarelli

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A valle del seminario: “Etica e profitto: il ruolo delle aziende benefit”, organizzato nell’ambito del corso di Business Ethics lo scorso 7 novembre gli studenti Fernando Cazzato e Andrea Chiarelli hanno scritto un articolo dal titolo: “Etica e profitto: l’esperienza Tersan” 

È possibile, oggi, trovare una convergenza tra due mondi apparentemente paralleli come quello del profitto e dell’etica? Questa sintesi come si traduce nella visione di impresa e di mercato? Sono questi i due interrogativi su cui si è focalizzato il seminario dal titolo “Etica e profitto: il ruolo delle aziende benefit”, tenutosi presso l’Università Lum lo scorso martedì: gli studenti hanno potuto approfondire gli aspetti etici che impattano sul mercato e come questi possono ampliare una visione imprenditoriale.

L’oggetto della discussione è stata la testimonianza di Leonardo Delle Foglie, CEO dell’azienda Tersan, un’impresa pugliese nata a metà degli anni ’70, dedita al recupero di rifiuti organici utili per produrre biofertilizzanti e altri prodotti come il biogas, ottenuti tramite processi aerobici o anaerobici. Tersan è una benefit company: nel suo statuto, l’impresa si impegna a perseguire, tramite l’attività economica, finalità di beneficio comune. Questi intenti si concretizzano seguendo direttrici che riguardano tre aree: il territorio e la collettività, i dipendenti dell’azienda e l’ambiente. L’obiettivo della sostenibilità nei diversi ambiti, da quello sociale a quello economico, viene soddisfatto riducendo scarti e rifiuti e salvaguardando diversi interessi come quelli dei prestatori di lavoro, tramite politiche di welfare industriale che vertono su salute e alimentazione, e della collettività, investendo in riqualificazione di spazi verdi, formazione e cultura. I prodotti Tersan sono frutto di una dinamica circolare che mette al centro il riutilizzo dei prodotti di scarto organici, prodotti dai cittadini in quantità ingenti. Questo modello origina un profitto, frutto di una ricerca intelligente e consapevole, di un obiettivo condiviso fra più parti che garantisce la stabilità dell’impresa nel mercato.

La lungimirante visione di Tersan permette di calare il beneficio prodotto sia nella strategia aziendale che nella quotidianità. Ed è proprio questo l’obiettivo delle aziende benefit: coniugare etica e profitto, nella salvaguardia degli interessi convergenti, che superano il concetto di azienda avente come fine ultimo il guadagno. Nel corso del seminario, diverse sono state le riflessioni che hanno descritto il dilagante fenomeno nel mondo dei mercati delle benefit company. Nella logica delle benefit, il profitto è sì un fattore importante, ma va conseguito secondo determinati standard incentrati su ricerca, sviluppo e sostenibilità. La salvaguardia di questi interessi ha notevoli risvolti macroeconomici, in quanto costituiscono un ottimo deterrente per i processi di delocalizzazione, che generano problemi non solo economici ma anche sociali, come il dumping e la disoccupazione (nelle economie che non contemplano il libero mercato, ad esempio, si punta alla massimizzazione del profitto facendo leva sul basso costo della manodopera). Questi processi, inoltre, eclissano le due questioni per cui nasce la scienza economica, e cioè la scarsità delle risorse e il soddisfacimento dei bisogni.

Per questi motivi, urge sensibilizzare chi fa impresa riguardo temi che legano lo sviluppo economico all’ambiente e alla società. Il caso Tersan testimonia come un adeguato codice etico permette di soddisfare le condizioni citate. La scienza economica segue un linguaggio etico per designare un progetto che lega imprese e cittadini, volto a realizzare un obiettivo comune che è quello del benessere, declinato in tutti i suoi aspetti. Un valido esempio è rappresentato dall’agenda 2030, un programma dettagliato che mette insieme interessi convergenti e bisogni, secondo un’ottica valoriale basata su solidarietà, sostenibilità, etica ed economicità. Tersan, dunque, rappresenta nel panorama economico un valido esempio di impresa che sa coniugare etica e profitto grazie ad una visione ad ampio raggio che impatta positivamente anche a livello sociale ma soprattutto ambientale.

È essenziale considerare il reale impatto dell’approccio benefit nel fare impresa e nel suo ruolo indiretto di sensibilizzare i più giovani a quanto un cambiamento della società riguardi questa nella sua unitarietà. Individui che si riuniscono, e dettati da un obiettivo e dalla giusta e sostenibile determinazione, si muovono verso la strada del cambiamento. È necessario che lo facciano insieme, perché insieme è meglio! Affinchè questo risultato possa essere raggiunto è necessario un processo di divulgazione che nasce da una visione a lungo raggio e ancora prima da una profonda cultura di amore e di appartenenza verso il Creato. Solo in armonia con esso, riusciremo a preservarlo. Il seminario si è concluso con una citazione, riportata dall’atteso ospite: “Non ereditiamo il mondo dai nostri padri, ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli”. Un monito semplice, forte e diretto che richiama tutti alla giusta responsabilità di fare impresa sia per il giusto profitto sia per una attenta e armoniosa convivenza con il creato.

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