Torna alla pagina precedente
Giorgio Andreotta Calò. Nasce a Venezia nel 1979. Nel 2006 e 2007 è residente presso la Fondazione Bevilacqua La Masa, l’anno successivo partecipa alla collettiva Dai Tempo al Tempo alla Fondazione Sandretto Rebaudengo (Guarene) e presenta una personale alla galleria Zero… (Milano). Attualmente è residente presso la Rijks Akademie di Amsterdam.
La caratteristica nomadica di Giorgio Andreotta Calò si traduce in una ricerca verso la riattivazione di spazi o situazioni preesistenti con il preciso obiettivo di conferirgli nuova vita. Andreotta Calò non opera quasi mai nel white cube, e se portato, questi viene usato come sede di documentazione di una ricerca intima effettuata nei luoghi pubblici più diversi. L’incontro con il nuovo o l’ignoto divengono stimoli per una pratica dove il processo può essere messo a nudo, includendo al suo interno anche risultato finale, e viceversa. La ricerca dell’esperimento come linea guida porta l’artista a porre tanti quesiti, senza che questi debbano per forza generare risposte.
Andreotta Calò opera in un costante riciclo di tempi, luoghi e energie dove elementi architettonici si fondono alla ricerca scultorea, come in Sunset Boulevard - studio su Gordon Matta Clark (2004-05). Nel 2006 un edificio abbandonato e portatore di ferite di guerra come la torre del parlamento di Sarajevo viene usato nella sua parte superiore come fonte di luce rossa che illumina la città (Dal Tramonto all’Alba). L’opera incompiuta e transmediatica Volver (parte di un progetto più ampio intitolato il Prodigioso Cristo di Limpias) si sviluppa attraverso un cammino di circa 1600 chilometri attraverso Francia, Spagna e Portogallo.
Per la mostra ospitata nel teatro Margherita di Bari Andreotta Calò presenta il video Volver, documentazione di una parte di questo suo viaggio peripatetico che è probabilmente solo ai suoi inizi.
Valentino Diego. Valentino Diego è nato a Ciriè, in provincia di Torino nel 1978. Si forma a Caserta e si trasferisce a Roma nel 1996, città dove attualmente risiede. Tra le mostre principali si possono citare la partecipazione nel 2006 a Generazioni / Rigenerazioni. Arte nell’ età dei conflitti ininterrotti, Biennale Europea Arti Visive La Spezia a cura di Bruno Corà, nel 2008 Dai Tempo al Tempo presso la Fondazione Sandretto Rebaudengo (Guarene) e la XV Quadriennale di Roma.
Valentino Diego crea sculture ambientali mediante l’uso di materiali di uso comune, impiegati spesso nelle costruzioni industriali. La sua pratica abbraccia anche il video e la fotografia dove prevale l’illusione scaturita dalla rappresentazione rispetto alla sua verità intrinseca. In particolare nelle fotografie c’è la costruzione di paesaggi verosimili composti da elementi urbani e finte architetture che si uniscono attraverso la doppia esposizione della pellicola. Valentino Diego è un costruttore di luoghi immaginari, ma non per questo ideali, attraverso la sovversione d’uso dello spazio. Spesso le sue istallazioni sono intrusive rispetto al contesto che le ospita, creando sensazioni di disturbo e senso del precario.
Valentino Diego opera un viaggio immaginario attraverso metropoli fragili e decadenti. In Senza Titolo (2005), malgrado la semplicità dei materiali usati, nulla è ciò che sembra: i palazzi proiettati sono fatti di cartone, il suono dell’elicottero proviene dalla registrazione di un trapano usato a diverse velocità e lo sfondo rosso del video viene da una luce intermittente posta di fronte allo schermo.
In occasione della mostra per il premio LUM, Valentino Diego presenta una scultura ambientale formata da quattro pali in MDF in bilico su delle ruote e tenuti insieme da corde messe in
tensione in reciproca contrapposizione. Tirando una nel verso opposto all’altra, le ruote non girano, fino a un momento di frattura che da via a una nuova ricerca di momentaneo equilibrio. La stasi è un sistema in equilibrio sensibile.
Nicola Pecoraro. Nicola Pecoraro, nato a Roma nel 1978, si è formato a Londra dove ha frequentato il Central St Martins College of Art & Design. E’ del 2008 il solo show presso la Bad Couples Fette’s Gallery (Los Angeles) e la collettiva Face Studies/Italo Bleeders presso la galleria Maze di Torino. Vive a Roma dove collabora come direttore artistico della rivista Nero.
Nicola Pecoraro lavora con il ritratto, in prevalenza il disegno, che si sviluppa in forme seriali. La serie non viene però intesa come sequenza narrativa dal carattere unitario, bensì come un ritorno a qualcosa di nuovo. L’influenza della propria formazione d’illustratore e designer sono evidenti in un tratto deciso, apparentemente distaccato, dove l’ipotesi di fallimento nella pratica ossessiva che può indurre il ritratto, viene ripetutamente sedotta. Per esempio, i segni di spesse tracce d’acrilico non sempre colano sul foglio verticale ma a volte “risalgono” in un sottile equilibrio tra la perdita e il ritrovamento di un tentato controllo della casualità che può appunto portare al fallimento. I suoi disegni non sembrano infatti nascere da un’idea studiata o prestabilita, ma piuttosto reiterare forme e gesti accidentali. Questa bidimensionalità sottolineata da un tratto ben connotato e non ambiguo, viene abbandonata per esplorare il ritratto sotto altre forme come il basso rilievo o la scultura. Faces studies&Ashtrays (2008) per esempio sono sculture informi di ceramica tinta con spray blu petrolio. Ogni gesto dell’artista si traduce in segno, mettendo a nudo del tracce del processo creativo. Nella tecnica, estetica e scelta di soggetti di Pecoraro, commedia e tragedia si fondono in un loop.
Per il premio LUM Pecoraro mischia elementi a due e tre dimensioni intorno a paraventi in legno appositamente disegnati dalla forma a L, fungendo contestualmente sia da parete per i disegni che da piedistallo per le sculture.
Alessandro Piangiamore. Alessandro Piangiamore è nato a Enna nel 1976, vive a Roma. Tra le mostre principali si ricordano nel 2007 la personale presso il Magazzino d’Arte Moderna (Roma) e l’anno successivo la partecipazione alla seconda Triennale di Torino, Le 50 Lune di Saturno, a cura di Daniel Birnbaum.
Piangiamore è interessato alle possibili dicotomie presenti tra l’apparenza delle cose e la loro essenza. In termini semantici, fra il significato e il significante.
La sua ricerca è transmediatica, espressa a seconda delle necessità attraverso il video, la fotografia, la scultura o l’istallazione, innescando reciproche, ironiche relazioni tra la realtà e la dimensione immaginaria. Il paradosso come elemento ricorrente consente un distacco da una percezione ordinaria del reale. L’idea di Verità viene quindi esplorata come concetto incerto, mai assoluto ed è la dimensione relativista che suggerisce inattese interpretazioni o nuove possibilità plastiche. L'accidentalità è usata come possibile simbolo innescatore di una frattura di equilibrio, quindi indicatore e rivelatore dello stesso. Lavorare sull'intrusivo diviene uno strumento privilegiato di decodifica delle criticità di un quotidiano proprio alla cultura occidentale.
Un ribaltamento delle tensioni come la sovversione di un codice percettivo è presente in opere tipo il video Horizon (2004) o l’installazione La gravità dell’arcobaleno (2006) dove viene approfondito e portato a estreme conseguenze il concetto di forza di gravità. Un’attitudine alla decostruzione e all’ironia che traduce questa ricerca artistica in un esito di distacco partecipato.
Quando il fuori di adesso era dentro e il dentro fuori (2008), opera scelta per il premio LUM, ben rappresenta la poetica di Piangiamore. Un ramo grezzo di corallo rosa del mediterraneo, viene trasformato fino ad acquisire le sembianze di un ramo di legno. Il desiderio e l’insoddisfazione d’esso si rincorrono.
Alessandro Sciaraffa. Alessandro Sciaraffa nasce nel 1976 a Torino, città dove vive e lavora. Nel 2002 si laurea in Architettura al Politecnico di Torino. Nel 2008 espone presso la Galleria Alberto Peola (Torino) ed è selezionato per Italian Wave, rassenga sulla giovane arte italiana di Artissima 15. Attualmente è residente presso la Fondazione Spinola.
Sciaraffa gioca con molteplici esperienze sensoriali per entrare in un mondo in equilibrio con l’instabile soggetto alla percezione individuale. Nonostante il senso di evasione suggerito allo spettatore, le sue opere sono la risultante di determinate leggi fisiche. La ricerca di Sciaraffa propone, in modo differente e autonomo, la rilettura del concetto di residuo, di scarto e di traccia, intesi come agenti sensoriali. Spesso lo spettatore si trova, più o meno inconsapevolmente, parte attiva delle sue opere come nelle varie installazioni sonore, dove il suono si struttura in forma. Per esempio, in Spazio Liscio (2008) una grande superficie di carta viene modificata dagli impulsi delle onde sonore generate da subwoofer. Sempre esplorando il confine tra scultura e happening, in Etere (2006-07) un diapason appoggiato al muro viene periodicamente percosso da un elettro calamita producendo una vibrazione di 440 hz amplificata da un microfono a contatto. Le vibrazioni prodotte interagiscono con disegni appoggiati o appesi alle pareti, composti da una miscela di graffite e polvere ferrosa. L’attrazione genera la forma dell’immagine e la conserva in un apparente stato di quiete.
In occasione della mostra per il premio LUM, Sciaraffa presenta un lavoro appositamente pensato per lo spazio, rielaborando elementi usati in lavori precedenti. Geometrie di oggetti creano una struttura dinamica apparentemente scontata perché dettata dal rapporto causa-effetto. Oggetti diversi tra loro diventano un unicum tramite il loro più profondo legame: materia in vibrazione. Il suono di dodici bottiglie si sviluppa grazie al principio di risonanza di Helmoltz generato da una serie di phon. La pressione sonora viene amplificata mediante lastre di cristallo poste intorno, funzionando come un subwoofer reflex. Attivato dallo spettatore, lo spazio entra in risonanza a diverse frequenze investendo l’ambiente.